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Pagina 1 di 2 Commette reato l’avvocato che allega al ricorso presentato al Tribunale della documentazione falsa che lo aiuta a vincere la causa. La massima, già passata lo scorso mese su questo sito, viene integrata dal testo della sentenza e dalla maotivazione adottata dalla Suprema Corte. Cass. pen. V sez - sentenza 14 dicembre 2009 - 9 febbraio 2010, n. 5353
La Suprema Corte ha confermato la condanna nei confronti di un legale accusato di falso ideologico “per avere, quale avvocato di due lavoratori, allegato a due ricorsi presentati alla sezione lavoro, una falsa lettera raccomandata di impugnazione del licenziamento, requisito di ammissibilità dei ricorsi presentati dai suoi due assistiti, impugnativa del licenziamento in realtà concernente solo un altro lavoratore licenziato nell’occasione”. La Corte ha rilevato la ricorrenza di falso ideologico per induzione del pubblico ufficiale, in atto pubblico, nel comportamento del legale che ha indotto in errore il giudice del lavoro mediante la falsa documentazione allegata ai ricorsi, essendosi determinato detto pubblico ufficiale, sulla base dell'induzione consistita nel far figurare come inviata anche da altri dipendenti la lettera raccomandata di impugnazione del licenziamento, presupposto di ammissibilità dei ricorsi successivamente proposti davanti al Tribunale del lavoro, in tal modo inducendo il magistrato ad emanare due sentenze ideologicamente false in quanto ad un oggettivo presupposto di validità del contenzioso processuale e rendendolo quindi diretto autore della falsità ideologica, concretamente consistita nella dichiarazione di fatti non veri derivanti dalla "induzione" del privato (l'avvocato). |